
Il suo nome d’arte è Ultimo ma ultimo non lo è mai. Niccolò Moriconi quest’anno ha decisamente raggiunto grande popolarità riempiendo Tor Vergata con 250.000 presenze. Un risultato assai poco prevedibile che lascia interdetti anche gli addetti ai lavori. Ci siamo chiesti cosa spingesse tanta gente ad assistere al concerto di un artista che si, suona il piano da quando aveva appena 8 anni ma che è noto al mercato discografico da poco tempo. Abbiamo incontrato dei giovani romani e la domanda c’è scappata, la risposta è stata: “Ma sai è stato un evento, era un po’ che non se ne facevano, forse è stato questo…”. No, non basta questo per giustificare una simile transumanza ad un concerto, ci dev’essere molto di più, e allora abbiamo seguito i fans, gli “ultimi” per capirlo, ed abbiamo scoperto innanzitutto che il segreto è nelle sue parole, nei suoi testi. Niccolò ha conquistato centinaia di migliaia di ascoltatori con quelli che i fan definiscono “versi poetici”. Versi come “Quando te spegni e via er tramonto, che bellezza che rimane. Sei bella pure senza mare” dedicata alla sua città eterna o ancora “Vedi un giorno nuovo, è solamente una pagina e tu sai disegnare molto meglio di me”. In realtà i suoi fan confondono il saper comunicare e trasmettere i sentimenti empaticamente con i versi poetici. La poesia è fatta di versi in disuso e di rimandi a cose immaginarie, è l’essenza di una leggerezza che sfiora i sogni. No, Ultimo non è un poeta, è un moderno urbano comunicatore, vive dove vivono loro, parla e pensa come loro, e loro, di riflesso, si rivedono in lui in un perenne scambio emozionale. Quando mi parlano di poesia nella canzone italiana la mente mi vola dritta a Lucio Battisti: “E di notte passare con lo sguardo la collina per scoprire dove il sole va a dormire. Domandarsi perché quando cade la tristezza in fondo al core come la neve non fa rumore”, se guardo oltre arrivo a De André: “Bianco come la luna e il suo cappello, come l’amore rosso il suo mantello. Tu lo seguisti senza una ragione, come un ragazzo segue l’aquilone”. D’altronde è proprio questo che sta succedendo, la “Generazione Z” non ha la curiosità di conoscere i grandi cantautori del passato e tormentoni a parte che tutti conoscono per via delle serate di karaoke, lo scenario della musica italiana del futuro non sembra essere roseo. Vocoder e Intelligenza Artificiale sono gioie e dolori e comunque poco possono dare in un concerto pertanto, fatichiamo a vedere nuovi poeti della musica emergere. In fondo la creatività degli artisti italiani ci ha sempre sorpreso, chissà che ci smentisca ancora una volta, magari proprio in…Ultimo!